Un’impresa deve acquistare un macchinario, finanziare un progetto di sviluppo o sostenere una necessità finanziaria pluriennale.
È necessario iscrivere un’ipoteca su un immobile? Non necessariamente.
Tra gli strumenti che possono essere valutati dalle imprese rientra il mutuo chirografario aziendale, una forma di finanziamento nella quale la struttura dell’operazione non si fonda su un’ipoteca immobiliare.
Questo non significa però finanziamento senza valutazione o credito senza garanzie. La capacità dell’impresa di sostenere il debito rimane centrale.
Cos’è un finanziamento chirografario
Il termine “chirografario” identifica, in sintesi, un finanziamento che non è assistito da garanzia ipotecaria sull’immobile.
Per l’imprenditore la differenza più intuitiva rispetto a un mutuo ipotecario riguarda quindi la natura della garanzia.
La banca o l’intermediario deve comunque valutare il merito creditizio dell’impresa e la sostenibilità dell’operazione.
A cosa può servire
Un chirografario può essere valutato per differenti finalità aziendali, a seconda delle politiche del finanziatore e della situazione dell’impresa.
Per esempio: investimenti produttivi, acquisto di attrezzature, digitalizzazione, sviluppo commerciale, esigenze finanziarie strutturate, progetti di crescita e determinate esigenze di liquidità.
La finalità è importante perché aiuta a definire importo, durata e sostenibilità.
Un esempio
Una PMI manifatturiera vuole automatizzare una fase produttiva.
Il progetto richiede acquisto di macchinari, installazione e formazione del personale. L’investimento produrrà benefici durante più esercizi.
Finanziare interamente questo progetto attraverso una linea di cassa di brevissimo periodo potrebbe creare un disallineamento: la fonte finanziaria scadrebbe molto prima del ritorno economico dell’investimento.
Una struttura a medio termine può invece consentire di distribuire il rimborso su un periodo maggiormente coerente con il progetto.
Questo non implica che il chirografario sia automaticamente la soluzione corretta, ma spiega perché la durata del finanziamento dovrebbe essere collegata alla durata economica dell’impiego.
Cosa valuta normalmente il finanziatore
La decisione non dipende da un unico parametro.
Capacità di generare cassa
Un finanziamento deve essere rimborsato attraverso risorse prodotte dall’impresa. Per questo redditività e flussi finanziari assumono un ruolo importante.
Indebitamento esistente
Un’azienda che possiede già numerose esposizioni presenta una situazione differente da un’impresa con minore leva finanziaria.
Devono essere considerate rate, linee di credito e altri impegni già presenti.
Storico creditizio
Gli intermediari possono utilizzare informazioni riguardanti le esposizioni dell’impresa.
La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia raccoglie dati sui debiti di famiglie e imprese nei confronti del sistema bancario e finanziario e viene utilizzata dagli intermediari nella valutazione del credito.
Bilanci e andamento dell’attività
L’analisi non si esaurisce nel fatturato.
Margini, patrimonio, indebitamento, continuità dei risultati e capacità di produrre cassa aiutano a comprendere la sostenibilità della nuova esposizione.
Finalità del finanziamento
Un progetto chiaro permette di interpretare meglio il fabbisogno.
“Servono 300.000 euro” comunica molto meno di: “L’impresa deve realizzare questo investimento, con queste tempistiche e questi flussi attesi.”
Chirografario e mutuo ipotecario: la differenza
La differenza più immediata riguarda la garanzia immobiliare.
Nel finanziamento chirografario l’ipoteca non rappresenta l’elemento strutturale dell’operazione. Nel mutuo ipotecario, invece, l’immobile e la relativa garanzia hanno un ruolo centrale.
In entrambi i casi resta necessaria una valutazione del merito creditizio e della sostenibilità del rimborso.
Non bisogna quindi leggere “chirografario” come sinonimo di “senza alcuna garanzia”. Eventuali garanzie o condizioni dipendono dalla struttura specifica proposta dal finanziatore.
Chirografario e consolidamento non sono sinonimi
Il chirografario descrive una forma tecnica di finanziamento. Il consolidamento descrive invece una finalità di riorganizzazione di esposizioni esistenti.
In determinate operazioni i due concetti possono anche incontrarsi, ma non sono equivalenti.
Quando può avere senso valutarlo
Il chirografario può entrare nell’analisi quando l’impresa deve finanziare un investimento, necessita di una struttura finanziaria pluriennale, non vuole o non può strutturare l’operazione intorno a un’ipoteca, dispone di capacità di rimborso coerente o desidera trasformare un progetto aziendale in un piano finanziario strutturato.
Quando invece serve un’analisi più ampia
Se l’azienda richiede nuovo credito perché utilizza stabilmente tutte le linee di breve termine, accumula debiti o non genera cassa sufficiente, la domanda non dovrebbe essere semplicemente: posso ottenere un chirografario?
Prima può essere necessario capire se il problema riguardi capitale circolante, durata delle esposizioni, eccessiva frammentazione del debito, marginalità o pianificazione finanziaria.
Aggiungere debito a una struttura già squilibrata non elimina automaticamente la causa dello squilibrio.
Preparare correttamente una richiesta
Una richiesta ben strutturata dovrebbe spiegare con chiarezza quanto serve, perché serve, come verranno impiegate le risorse, come l’impresa prevede di sostenere il rimborso e quali altre esposizioni sono già presenti.
Questo permette di passare dalla logica “chiedo soldi alla banca” alla logica “presento un’operazione finanziaria”.