Finanziamento a breve o medio-lungotermine: come scegliere la durata corretta

Finanziamento a breve o medio-lungotermine: come scegliere la durata corretta

La prima domanda di molti imprenditori è: “Quanto posso ottenere?”


Una domanda altrettanto importante è: “Per quanto tempo mi servono queste risorse?”
Utilizzare un finanziamento molto breve per sostenere un investimento pluriennale può creare
pressione sulla cassa.


Allo stesso modo, finanziare sistematicamente esigenze temporanee con nuovo debito di lunga
durata può appesantire progressivamente la struttura finanziaria.
La durata del finanziamento dovrebbe quindi essere collegata alla durata economica del
fabbisogno.


Partire dall’impiego del denaro


Prima di confrontare prodotti finanziari, bisogna definire l’utilizzo delle risorse.
L’impresa può aver bisogno di denaro per finanziare crediti verso clienti, acquistare scorte,
affrontare stagionalità, acquistare un macchinario, aprire una nuova sede, finanziare
digitalizzazione, sostenere un piano di sviluppo o riorganizzare esposizioni precedenti.
Questi fabbisogni non hanno la stessa durata. Ed è proprio la durata a suggerire quali strumenti
analizzare.


Che cos’è un finanziamento a breve termine


In linea generale, le forme di breve termine sono pensate per esigenze connesse al ciclo operativo
e alla tesoreria.
Un esempio tipico riguarda l’impresa che anticipa costi per una commessa e incasserà il cliente
successivamente.


La liquidità necessaria non finanzia un bene utilizzato per dieci anni. Finanzia un intervallo
temporale all’interno del ciclo operativo.


Quando il breve termine può essere coerente


Può essere analizzato per crediti commerciali, acquisto temporaneo di scorte, picchi stagionali,
esigenze legate a specifiche commesse o disallineamenti temporanei tra incassi e pagamenti.
La caratteristica comune è la presenza di una fonte prevedibile di rientro nel ciclo operativo.


Cos’è invece il medio-lungo termine


Quando l’impresa finanzia qualcosa destinato a produrre valore durante diversi esercizi, la logica
cambia.
Pensiamo a macchinari, ampliamenti, digitalizzazione strutturale, acquisizioni, progetti di sviluppo
o investimenti produttivi.
In questi casi può essere ragionevole distribuire il rimborso nel tempo anziché concentrare
l’esborso finanziario nel breve periodo.


Il principio dell’equilibrio delle scadenze


Un principio gestionale utile è cercare coerenza tra durata dell’impiego e durata della fonte.
Esempio ipotetico.
Un’azienda acquista un macchinario che verrà utilizzato per diversi anni.
Se finanzia l’intero investimento attraverso uno strumento che deve essere rimborsato
rapidamente, il progetto potrebbe generare benefici troppo lentamente rispetto alle scadenze
finanziarie.


La conseguenza è tensione di cassa.


Non perché l’investimento sia necessariamente sbagliato, ma perché finanziamento e investimento
seguono due orizzonti temporali diversi.


Il problema opposto


Anche allungare sempre il debito non è automaticamente conveniente.
Se un’esigenza dura poche settimane o pochi mesi perché nasce da una fattura che verrà
incassata, trasformarla sistematicamente in indebitamento pluriennale può creare accumulo.
Una fonte lunga può inoltre avere una struttura di costi e impegni completamente diversa da quella
di uno strumento collegato al circolante.
La scelta non dovrebbe quindi essere “più lungo è meglio”. Dovrebbe essere: quale durata
rispecchia realmente il fabbisogno?


Tre domande prima di scegliere


Quando rientreranno le risorse?


Se il rimborso economico deriva dall’incasso di crediti a breve, il fabbisogno appartiene
probabilmente al ciclo operativo.
Se deriva invece dalla maggiore produttività di un investimento, l’orizzonte può essere molto più
lungo.


Il fabbisogno è occasionale o ricorrente?


Una necessità isolata richiede una logica differente rispetto a un deficit che si ripresenta
continuamente.
Se ogni mese manca liquidità, può esserci un problema di capitale circolante o struttura finanziaria
da analizzare.


L’azienda ha già altre rate?


Una nuova operazione non deve essere valutata isolatamente. Deve essere inserita nello
scadenziario complessivo dell’impresa.
Breve termine e smobilizzo crediti
Quando il fabbisogno nasce da fatture non ancora incassate, può essere utile analizzare strumenti
collegati direttamente ai crediti.


Factoring, invoice trading e forme di anticipo possono trasformare un’attività già presente nel
bilancio in liquidità anticipata.
Non significa che siano sempre preferibili. Significa che esiste un legame logico tra origine del
fabbisogno e strumento.


Medio termine e chirografario


Per investimenti o fabbisogni con orizzonte più lungo, una soluzione chirografaria può rientrare tra
le alternative analizzabili.
La possibilità concreta dipende comunque da merito creditizio, capacità di rimborso, finalità,
esposizioni esistenti, politiche dell’intermediario ed eventuali garanzie.
Non esiste quindi un automatismo.


Il rischio della rata più bassa


Una rata mensile più bassa può sembrare sempre desiderabile.
Ma può derivare semplicemente da una durata maggiore.
Allungare il rimborso modifica il profilo finanziario dell’operazione e può modificare anche il costo
complessivo.


Per questo una decisione corretta non dovrebbe basarsi esclusivamente sulla rata.
Bisogna osservare contemporaneamente durata, costo totale, flussi di cassa, utilizzo del capitale e
indebitamento complessivo.


Quando il problema non è la durata


A volte l’imprenditore cerca di trasformare debiti brevi in debiti lunghi perché la cassa è
costantemente insufficiente.
Può essere sensato valutare una riorganizzazione. Ma è necessario verificare se alla base esiste
un problema economico.


Se l’impresa non genera margini e cassa sufficienti, modificare soltanto la scadenza del debito non
risolve automaticamente la causa.
La struttura finanziaria deve essere valutata insieme alla struttura economica.


Costruire una mappa delle fonti e degli impieghi


Un esercizio molto utile consiste nel distinguere gli impieghi dalle fonti.
Tra gli impieghi possiamo avere circolante, scorte, crediti, investimenti, immobili, digitalizzazione e
acquisizioni.


Tra le fonti possiamo avere capitale proprio, linee bancarie, factoring, invoice trading, leasing,
chirografari e altre forme di credito.
L’obiettivo è comprendere se ogni fonte è coerente con ciò che sta finanziando.
Questa mappa permette spesso di individuare squilibri che non emergono guardando soltanto il
totale dei debiti

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