Perché lavorare “a tappo” con i fidi peggiora il rating, anche senza sconfinare.

Perché lavorare “a tappo” con i fidi peggiora il rating, anche senza sconfinare.

Molti imprenditori e professionisti credono che l’importante, nel rapporto con la banca, sia non sforare i fidi concessi. In realtà, esiste un aspetto spesso trascurato: utilizzare costantemente tutta la linea di credito disponibile, cioè lavorare “a tappo”, può peggiorare il rating aziendale anche senza mai sconfinare.

 

Il concetto di “saturazione”

Il rating bancario non si basa solo sugli sconfinamenti o sugli insoluti, ma anche su indicatori di utilizzo del credito. Uno dei più osservati è il grado di utilizzo medio dei fidi.

Se un’azienda ha un fido di 100.000 € e lo utilizza quasi sempre per 98-99.000 €, la banca percepisce una forte dipendenza dal credito.

Questa situazione segnala che la liquidità generata dall’attività non è sufficiente a sostenere il fabbisogno operativo senza ricorrere in modo massiccio alle linee bancarie.

In altre parole: la banca legge un’azienda che “galleggia” grazie ai fidi, senza margini di respiro.

 

Perché peggiora il rating

I sistemi di scoring attribuiscono un punteggio negativo alla saturazione dei fidi perché:

Mancanza di margine di sicurezza, se servono imprevisti o spese straordinarie, l’azienda non ha riserve.

Profilo di rischio più elevato, l’elevata dipendenza dal credito bancario rende più fragile l’equilibrio finanziario.

Minore capacità di autofinanziamento, la banca percepisce che i flussi di cassa interni non bastano a coprire i fabbisogni.

Di conseguenza, anche senza sconfini, il rating può peggiorare.

 

Un rating più basso comporta:

maggiori difficoltà nell’ottenere nuovi affidamenti;

possibili revisioni o riduzioni delle linee esistenti;

condizioni economiche peggiori (spread più alti, maggiori garanzie richieste).

In sostanza, lavorare “a tappo” può compromettere il rapporto con il sistema bancario nel medio-lungo periodo.

 

Come evitare la saturazione

Alcune buone pratiche per non penalizzare il rating:

Gestire i fidi come riserva, non come “ossigeno quotidiano”;

Diversificare le fonti di finanziamento (leasing, factoring, minibond, equity);

Pianificare la tesoreria con strumenti previsionali per anticipare picchi di fabbisogno;

Rinegoziare i fidi in modo da avere margini non utilizzati.

 

Il vero obiettivo non è solo non sconfinare, ma dimostrare alla banca una gestione equilibrata della liquidità. Avere sempre “spazio” libero nelle linee di credito è segnale di solidità e fa bene al rating.

Privacy Policy Cookie Policy